Business plan per bar

Da Creditedia, l'Enciclopedia del Credito.

Indice

Definizione dei caratteri generali

Il Business Plan, o piano d’affari, è spesso considerato uno strumento complesso e preso in considerazione solo da aziende di grosso livello. In realtà, anche per aprire bar, il business plan e' strumento indispensabile di analisi preventiva dei rischi e benefici ell'attivita'.

L’obiettivo fondamentale è quello di:

  1. elencare e articolare tutti i costi che la struttura dovrà sostenere.
  2. valutare se la struttura stessa sarà in grado si sviluppare un capitale tale da coprire questi costi.

Indicazioni utili

Nell'articolare il documento sarebbe opportuno partire dai risultati finali dell'analisi, cioè valutare i possibili incassi, al fine di non essere influenzati dalla determinazione dei costi che devono essere ben inferiori agli incassi; si procedera' poi a determinare l’importo dell’unità di vendita, generalmente definita come scontrino medio (l’incasso della giornata e diviso il numero di scontrini). Determinato lo scontrino medio, è il momento di moltiplicarlo per il numero di volte che lo batteremo durante la giornata. Non è un compito semplicissimo questo, e forse è una di quelle volte in cui lavorare con un consulente può essere davvero importante. Si sara', dunque, determinato l'incasso. Includete la stagionalità nel vostro calcolo, considerate che l’incasso valutato è lordo, togliete, quindi, l’IVA. Ora è il momento di esaminare le spese.

La valutazione dei costi nel business plan è di due tipi:

  1. gli investimenti necessari per aprire un bar;
  2. il calcolo del break even, il punto di pareggio, che considera i costi fissi e quelli variabili.

Il calcolo degli investimenti necessari ad aprire un bar prevede di solito le seguenti voci:

  • Acquisizione del fondo commerciale
  • Costi di ristrutturazione
  • Arredamento
  • Attrezzature
  • Costi dei professionisti a cui ci si dovra' appoggiare per un computo affidabile

Il calcolo del break even consiste nel valutare i seguenti parametri:

  • L’affitto del locale
  • Le utenze
  • I costi dei servizi
  • I costi di gestione e manutenzione
  • L’assicurazione
  • La pubblicità
  • Gli Oneri finanziari

Il personale

In Italia, la legge finanziaria per il 2007 (L. n. 296/2006) prevede il cosiddetto cuneo fiscale vale a dire la differenza fra il costo del dipendente per l’azienda e lo stipendio effettivamente percepito dal dipendente stesso. Il costo dei dipendenti, dunque, è parametro importante, in termini monetari, da considerare.

Ad esempio, per uno stipendio di circa 1000 € corrisponde un’esborso dell’azienda di circa 2200€. Considerate inoltre, la tredicesima in dicembre e la quattordicesima in luglio.

Il costo del cibo

A completare il break even sono i costi variabili, rappresentati di fatto dal costo del cibo o food cost.

Il dato di partenza per calcolarlo è il costo unitario delle preparazioni in menù. L'esempio a seguire e' abbastanza esemplificativo del costo da valutare.

Esempio
Per preparare un cappuccino serve:
  1. caffé 7gr = 0,09€ circa
  2. zucchero 5gr =0,02€ circa
  3. latte 120ml = 0,14 € circa

Il costo di un cappuccino è quindi di 0,25 €, se lo vendiamo ad 1 euro il food cost sarà del 25%. Il food cost medio è del 18 % nel settore caffetteria e può arrivare e superare facilmente al 30% nel settore food.

Valutato il food cost di ogni preparazione calcoliamone quello medio. Diamo percentuali di vendita ad ogni settore di prodotti, pesando cosa compone il nostro incasso. Facciamo poi la media dei vari settori e stabiliamo la cifra usando come base gli incassi che abbiamo preventivato. Ottenuto anche questo dato si comincia a tirare le somme finali. Mettiamo in cima alla tabella l’incasso (al netto dell’IVA) e cominciamo a scalare i costi. Quindi sottraiamo per primo il food cost o costi variabili, poi i costi fissi e infine gli ammortamenti. Nei business plan dei pubblici esercizi l’ammortamento dell’investimento iniziale viene calcolato di solito in dieci anni. Il risultato sara' l’utile (o perdita) prima delle tasse.

Le tasse

Le tasse sull’utile hanno i nomi in codice di IRES e IRAP.

Per convenzione l’IRES viene calcolato come il 33% dell’utile ante imposte, sulla cifra risultante, più altri parametri inerenti il personale, si calcola poi il 4,25 di IRAP.

Il totale delle tasse sull’utile risulta così del 37.25%.

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